Prof, la scuola sembra Hogwarts

Talvolta mi capita di pensare che nella letteratura fantasy siano narrate con una certa ironia faccende umane molto reali. Ad esempio citando il conosciutissimo Harry Potter mi viene in mente la nostra scuola e quella presentata dalla Rowling.
Sorrido tra me pensando alla figura dello sgrammaticato Hagrid che mi ricorda  l’ex professore di musica, un collega di due anni fa.
Non perché il docente di musica sia sgrammaticato, al contrario è una persona capace, ma perché fisicamente assomiglia ad Hagrid e perché ha il suo stesso modo di combattere e di curare le magiche creature ferite (i nostri ragazzi difficili).
Mi piace pensare alla scuola come fosse Hogwarts, dove i ragazzi impareranno a convivere con gli ignari babbani senza rinunciare alle loro arti magiche anche se a pensarci è difficile scegliere uno dei professori della Rowling ed identificarmi con lui. Provo un po’ di invidia per il collega di musica mentre mi sento un’insegnante qualunque, ancora lontana dal mondo di Hogwarts, forse un’insegnante babbana.
All’inizio dell’anno, con i ragazzi di seconda media, sono andata nell’orto della scuola, per fare il censimento delle erbacce, un’attività che sarebbe dovuta essere trasversale. Censire le erbe vuol dire infatti non solo raccogliere e riconoscere le infestanti, ma anche contarle e poi esprimere la percentuale per metro quadrato. È  importante prendere anche i tempi che ci sono voluti per la raccolta, così si può fare una stima delle ore di lavoro necessarie per diserbare un campo in regime di agricoltura biologica (come nel nostro caso) e fare previsioni di costi e rendimenti.
Come di consuetudine quando si va nell’orto si chiede il permesso ai genitori, almeno una settimana prima, e quindi tutti i partecipanti avevano il diario firmato. Quasi tutti, qualche babbano infatti dice sempre di No. Come sempre vi è l’obbligo di portare le scarpe di ricambio, altrimenti, al ritorno, il pavimento della classe si riempirà di pezzi di terra umida ed allora per sfuggire alle ire della bidella non basterà nemmeno il mantello dell’invisibilità.
Ci si attrezza con i guanti perché i fili di erba possono essere taglienti e alcuni anche urticanti o caustici. Insomma, il nostro orto, a settembre, dopo un’estate di riposo, sembra più una foresta che un pezzo di terra coltivato; I Topinambur hanno conquistato gran parte di terreno dedicato alle fragole, i girasoli giganti superano tutti noi in altezza e le zucche sembrano cadute dal cielo tanto è il disordine con cui sono sparse sul terreno. Il terreno? La terra è scomparsa. Ricoperta da infestanti di ogni tipo, la principale, la gramigna.
Scendiamo le scale che ci conducono al cortile, i ragazzi sono euforici come sempre quando si va a fare attività nell’orto. Una domanda al secondo:
- Prof, quanto ci fermiamo?
- Prof, ma poi ci torneremo?
- Prof, ma come faremo a dare il nome a tutte le piante?
- Prof, ma ci dice lei dove andare a sradicare?
- Prof, e se sradichiamo quelle buone ci mette un brutto voto?
La maggior parte inizia con il “Ma”, deve essere una moda adolescenziale.
Quando arriviamo davanti al cancello inizio a litigare con il lucchetto. Mi vedono in difficoltà, fanno silenzio. Tutti tranne uno.

 Prof, la sa una cosa?

No, dimmi.

La scuola sembra Hogwarts.

Area trasversale (inter-pluridisciplinare), Classe mista, Laboratorio, Scuola Secondaria di Primo Grado, , Permalink

One Response to Prof, la scuola sembra Hogwarts

  1. roberta says:

    Che magica questa storia! Ho rivissuto per un momento il mio arrivo, nove anni fa, nella sede in cui ora insegno. La classe era composta da otto stranieri di diversa nazionalità e da altri quindici alunni variamente assortiti. Mi trovai a progettare il laboratorio del tempo prolungato con un collega di Scienze che mi propose di realizzare uno stagno in un cortiletto interno della scuola, usato come zona fumatori!
    Nulla di meglio per favorire la socializzazione e coinvolgere anche chi non sapeva una parola d’italiano. Oltre ad altri mille motivi didattici e civici per occuparsi di ambiente.
    Che avventura fu, dal progetto a tavolino in prima media, alla vittoria di un premio provinciale per la riqualificazione ambientale in terza. Un super-assegno di un paio di metri, una cifra a due zeri e una mattinata di festeggiamenti tra le autorità.
    Il primo anno bonificammo l’area: si strapparono erbacce, si scavò e si dissodò il terreno, con tanto di stivali di gomma, guanti da giardinaggio, zappe e badili. Mai laboratorio fu più operoso, perfino i genitori venivano a dare una mano il sabato mattina.
    Trovammo pezzi di amianto risalenti al restauro della scuola, ed intervennero gli addetti del comune con tanto di tute e mascherine. I ragazzi trovarono anche delle schegge di bomba (siamo nella zona del Piave), sulle quali lungamente si fantasticò, tanto che, nei mesi successivi, si narra che i ragazzi abbiano repertato con grande precisione anche resti di pallottole, ossa paleolitiche e altri oggetti non identificati, debitamente classificati!
    E come accade a Roma, quando si trovano i resti romani, i lavori dello stagno subirono un fermo tecnico, in attesa di autorizzazione a procedere da parte dell’amministrazione comunale.
    Il secondo anno si riaprì il cantiere. Scavata la buca, si stese il telo di fondo e tutti si calarono dentro, soddisfatti e divertiti. Ma il bello doveva ancora arrivare: riempire l’invaso! Due gruppi si alternavano, in base alle attitudini (progettisti e giardinieri; scienziati e creativi): mentre un gruppo faticava tra acqua e fango, l’altro progettava le fasi di lavoro; mentre uno costruiva il tabellone per Il Grande Gioco dello Stagno, con pedine e dadi, l’altro scriveva le carte indovinello di botanica e biologia, con le immancabili penalità (che comprendevano lavori di manutenzione nello stagno).
    Quell’anno lo stagno prese vita: i ragazzi andarono per campagne a cercare piante acquatiche, girini, rane, salamandre, bisce d’acqua e ogni altra creatura di dio, che venivano trionfalmente esposti ogni mattina in grossi barattoli sulla cattedra di classe. Per la sopravvivenza del personale docente e nel rispetto della biodiversità, le rane non furono ammesse, mentre ebbero miglior sorte le gambusie, per liberarci dalle zanzare.
    Tutto il giardinetto circostante fu piantumato e venne anche coinvolta la collega di arte con il suo Laboratorio di Ceramica. I ragazzi disegnarono foglie e fiori di tutte le piante presenti e realizzarono delle targhette in ceramica con il nome latino.
    La scuola a fine anno inaugurò il suo Laboratorio Didattico all’Aperto e iniziarono le visite guidate alle altre classi e le gare al grande Gioco dello Stagno. Gli studenti fecero i ciceroni per giorni, studiandosi il copione con cura. E a fine anno, quando le acque si furono calmate e fiorì la prima ninfea… iniziò il nostro Laboratorio di Poesia en plain air.
    E anche la terza media si concluse con qualche rima su quei…Tre anni memoriabili!

    Arabo, cinese, greco e uruguayano,
    veneto, francese, tedesco e foggiano:
    è stata proprio dura insegnarvi l’Italiano!
    (…)
    Se a questi tre anni proviamo a ripensare,
    ciò che ha dato maggior frutto è stato… zappare!
    C’era un giardino deserto e abbandonato:
    è diventato uno stagno e ci hanno anche premiato.

    Ma il premio vero e proprio è ancora da scoprire,
    aprite mente e cuore al vostro avvenire!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>