La matematica non fa paura

Il nuovo anno scolastico è iniziato all’insegna di grandi cambiamenti: nuova dirigente, settimana corta, e classi diverse: due quinte in cui insegnerò matematica, scienze, tecnologia e motoria.
Gli alunni già li conoscevo; ho insegnato loro tecnologia in terza. Il timore mio più grande era affrontare il colloquio con i genitori, perché già all’accoglienza si sono mostrati agguerriti: “Non per voi maestra, ma hanno cambiato continuamente l’insegnante e i nostri  figli hanno una confusione mentale con la matematica  e temiamo l’ingresso alle medie senza basi solide.” Non è facile subentrare ad una collega,  l’ultimo anno per giunta e con una simile eredità.
Il primo giorno li ho visti spiazzati quando ho chiesto di descrivermi un loro compagno, anziché auto-presentarsi: non conoscevano niente degli altri e questo mi ha meravigliato non poco: dopo quattro anni di vita di classe non è possibile ignorare i gusti, le preferenze, l’indole dei compagni! Quando ho riferito le discipline che avrei insegnato  mi è venuto spontaneo chiedere a chi piacesse la matematica: non ho riscontrato un grande entusiasmo e solo la metà della classe ha alzato la mano in modo prudente. In quel momento mi è venuta in mente una frase di Einstein e ho pensato di fargliela scrivere sul quaderno, al centro della prima pagina. “Non preoccuparti delle difficoltà che incontri in matematica, ti posso assicurare che le mie sono ancora più grosse!”
Dopo averla letta e commentata, comunicando alcune notizie su questo scienziato, ho consigliato di andarsela a rileggere ogniqualvolta avessero riscontrato qualche difficoltà.  “Lo sapete che in fondo, senza saperlo, fate matematica in ogni momento?” Ho visto l’espressione incredula di alcuni, allora ho chiesto ad una di loro: “Chi è più bassa di te nella classe?” Lei mi ha indicato due compagne. “Ecco, hai fatto matematica, hai eseguito un confronto fra grandezze e non è cosa di poco conto.” Tutti hanno sorriso, lei si è guardata intorno inorgoglita (ho scoperto poi di aver scelto proprio quella che con la matematica faceva a cazzotti). Li ho visti rincuorati. Ho continuato a fare domande su questa scia: Conosci il numero civico della tua abitazione? Quanti anni hai? Perché sei qui stamattina? Alla fine abbiamo concluso che la matematica serve per sopravvivere, è necessaria come l’aria e che sotto sotto, non fa così paura!
Secondo giorno.
Ho proposto un’attività per rendermi conto di come si ponevano e ragionavano davanti ad una situazione problematica. Un’alunna mi ha fatto ridere tanto, perché avrebbe dovuto spiegare che per calcolare l’importo del pullman a persona occorreva dividere l’importo complessivo per il numero degli alunni. Lei pacificamente ha risposto: “I 120 € del pullman li pago io così i miei compagni mi dovranno dare solo 9,00 € per l’ingresso con piscina e 5,00 € per il pranzo: pizza + bibita = 14,00 €. Sotto al ragionamento le ho scritto: “Molto generosa, ma non sempre con i soldi si risolvono i problemi!” In classe poi ho invitato tutti ad accettare l’organizzazione di S**, perché ci avrebbe fatto viaggiare gratis.
Terzo giorno.
Ebbene sì, nella vita incontriamo tanti problemi. In realtà cos’è un problema? Ascolto le varie ipotesi: “Non avere i soldi per pagare la bolletta della luce!” interviene Luca con aria da uomo vissuto (sicuramente a casa stavano attraversando un momento critico). Giusto, soprattutto in questo periodo di crisi i soldi sono il problema principale in molte famiglie; e come potrebbe risolvere il problema della bolletta, il papà di Luca? Si fa prestare i soldi; va a lavorare di più; non la paga; si, potrebbe non pagarla, ma andrebbe incontro a problemi ancora più grandi. Se non faccio i compiti è un problema; se mi perdo……..vanno bene tutte le vostre idee, quindi avere un problema significa avere?……una difficoltà! Bravissimo F**. Infatti, è proprio questo un problema: un ostacolo, una difficoltà che dobbiamo cercare di superare. A questo punto propongo un esempio: immaginiamo di rimanere bloccati in classe, perché la maniglia si è rotta: come potremmo risolvere questa difficoltà ad uscire? Bussiamo alla porta forte per farci sentire; chiami col cellulare la segretaria, ma io non ho il numero, intervengo; chiami allora la maestra Chiara; e se non ho il cellulare con me? Ci affacciamo alla finestra e urliamo aiuto; sfondiamo la porta; anche questa è una soluzione, ma poi dovremmo risolvere il problema di farla aggiustare……….Quasi mezz’ora è durato ieri il brainstorming per introdurre l’argomento sul problema, ma mi è servito per conoscere meglio il loro modo di partecipare alle discussioni; ho spiegato che esistono vari tipi di problemi e che generalmente sono classificati in 4 categorie. Prima invito a copiare lo schema alla lavagna, poi chiedo il motivo di quelle definizioni. Sono stati bravi.
A scuola noi impariamo a risolvere i problemi con i calcoli aritmetici (qui chiedo se sanno cos’è l’aritmetica, ma nessuno risponde tranne S** che dice che è la matematica; sì, ma è una parte di essa che studia i numeri e i calcoli; quando diciamo matematica parliamo di un insieme di scienze formato da aritmetica, geometria, logica, problemi……).
Prime due settimane.
Ho dovuto convenire che quello che lamentavano le mamme era vero, soprattutto non sapevano eseguire le divisioni con due cifre al divisore: l’insegnante che mi aveva preceduta gliele aveva spiegate in diversi modi e loro avevano una gran confusione in testa e quei pochi che sapevano farla ci impiegavano molto tempo;  ho preso allora una decisione: hanno fatto trenta?  Ora avrebbero fatto trentuno! In classe chiedo cos’è la divisione e tutti rispondono che è un’operazione. Bene, ma a cosa ci serve? Il buio delle menti è più nero della mezzanotte! Forse ho posto male la domanda.
Io la considero l’operazione della “giustizia”! Perché secondo voi? La loro fronte corrugata sembra voler dire: “Questa che vuole?.” Perché fa divisioni eque, esordisco, e non fa dispiacere nessuno. In quale occasione ci conviene usare questo tipo di operazione? Quando devo dividere in parti uguali: ottimo F**! Proprio per questo potete stare tranquilli: con la divisione nessuno avrà un granello in più o in meno degli altri. Li faccio sorridere raccontando un aneddoto di famiglia. Mia figlia un giorno mi disse che non sapevo fare le divisioni. Non capendo ci rimasi male, ma lei mi rimproverò che avevo dato una fetta di torta più grande al fratello! Tutti ridono. E’ di giovamento ogni tanto farli rilassare durante una spiegazione. Facciamo alcuni esempi. Ok, ora che sapete cos’è e quando ci conviene usare la divisione, impariamo ad eseguirla in modo molto più veloce; non temete: è semplicemente una tecnica, un procedimento, come imparare a fare una torta; le prime volte non verrà bene, perché manca la pratica, ma poi, quando meno ve l’aspettate, riuscirete a sfornare una torta da fare invidia ai grandi pasticcieri.
Non è stato facile, ma dopo un paio di settimane tutti sono entusiasti della riuscita, soprattutto i genitori che conoscono questa tecnica operativa e mi hanno dato una mano nell’esercitazione a casa.
Questi ultimi, all’incontro, si sono detti soddisfatti del lavoro che sto svolgendo e dei risultati che hanno conseguito i figli. Finalmente la tensione precedente il colloquio si è dileguata. Non è stato facile percepire il loro fiato sul collo in questi due mesi.

 

Classe mista, Curricolare, Gestione del gruppo-classe, Matematico-scientifico, Scuola Primaria, Soluzione di un problema, , Permalink

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