Insegnare: croce e delizia!

Voglio raccontarvi un’esperienza didattica che mi ha indotto a modificare un po’ il mio modo di insegnare per adattarmi ad una situazione nuova.
La responsabile di una scuola per infermiere, specializzande in puericultura, mi aveva chiesto di organizzare un corso sul modo di condurre un colloquio con colleghe o parenti dei piccoli a esse affidati, colloqui da gestire talvolta in situazioni stressanti.
Queste infermiere, sulla trentina e con un bagaglio esperienziale alle spalle, sono destinate a essere, in futuro, responsabili di asili nido o di servizi di puericultura in ospedali, con il compito ben preciso di dirigere squadre di lavoro. Le difficoltà maggiori che intravvedevo erano la lunghezza della lezione da preparare (due ore e mezzo) e il fatto che era rivolta a un uditorio particolarmente numeroso: centoventi allieve. Inoltre, quello era un periodo molto delicato per le ragazze, perché avevano molti esami da dare e, quindi, erano sotto stress e stanche.
Io avevo paura di una sola cosa: la noia. Il timore era legato al fatto che formare un gruppo cosi numeroso per me costituiva una novità assoluta. Infatti, nella mia attività docente, avevo avuto gruppi più ridotti, ed ero abituata a coinvolgere gli studenti, favorendo interventi frequenti da parte loro. Come avrei fatto con un numero così considerevole di allievi? Queste difficoltà iniziali mi hanno indotta a dedicare una cura particolare alla preparazione del corso. Ho impiegato circa quindici ore per creare una presentazione efficace, per la quale mi sono servita di vari video che avevo selezionato dopo averne visionati parecchi. Anche la scelta dei testi che ho proposto è stata il frutto di un’abbondante lettura di libri e documenti dai quali mi sono sforzata di trarre il succo essenziale relativo ai vari aspetti del tema che dovevo trattare.
Mentre preparavo la lezione mi domandavo spesso: quale messaggio fondamentale voglio trasmettere a queste ragazze? Pensando alle situazioni concrete che avrebbero dovuto affrontare, cercavo di estrapolare la chiave che avrebbe consentito loro, per esempio, di fare un rimprovero ad una persona senza ferirla e conseguire così un risultato positivo. In questo mi sono servita anche di un libro sull’arte della comunicazione nella coppia. Per rendere il corso vivace, ho utilizzato aneddoti con i quali inframmezzavo il discorso per recuperare l’attenzione delle ragazze quando notavo che erano più stanche. Ho fatto ricorso anche a brevi filmati, tutti rigorosamente divertenti, perché secondo me far ridere gli alunni permette loro di recepire le idee. Un test sull’assertività, preso in prestito da un collega, mi è servito per far emergere la loro personalità: assertiva, aggressiva, passiva o manipolatrice.
Alla fine, tutti i miei timori sono svaniti. Avevo cominciato il corso con l’aiuto di un microfono e l’ho terminato senza, perché ero completamente a mio agio. Anche la mia preoccupazione principale, legata al numero cospicuo delle allieve, è risultata eccessiva. Infatti, forse anche grazie all’accurata preparazione che tante ore mi era costata, si è creato un clima che ha consentito un adeguato scambio di domande e risposte. Parecchie di loro hanno assunto quel ruolo attivo tipico degli altri corsi che avevo svolto in passato: battute di spirito, domande interessanti, risposte spesso date da loro stesse. Una delle idee che mi stava più a cuore far passare era che un manager deve sempre comportarsi in modo rispettoso, umile, secondo i principi dell’etica professionale. Accanto a questi valori di fondo, spiegavo, possono essere utili anche le tecniche di ascolto e di “comportamento diplomatico”; per esempio: se si vuole fare una critica a qualcuno, è preferibile cominciare e finire con un aspetto positivo, criticare il fatto e non la persona. La proiezione delle diapositive mi ha permesso di illustrare in modo concreto le mie “teorie” e ha certamente favorito la memorizzazione da parte delle allieve.
Ho incoraggiato le allieve ad allargare le loro conoscenze attraverso letture di manuali sull’autostima e la comunicazione efficace che reputavo per loro interessanti. Soprattutto attraverso il test, ho cercato di offrire loro spunti pratici per migliorare se stesse. Fondamentalmente, desideravo che vedessero il management sotto un altro aspetto, quello del servizio  da offrire agli altri. Nell’ampliare i loro orizzonti ho cercato anche di stuzzicare la loro curiosità, illustrando le varie forme d’intelligenza teorizzate da vari studiosi tra cui Gardner: un tema secondo me importante da conoscere, soprattutto quando ci si deve occupare di bambini, anche se molto piccoli.
Al termine del corso mi sono sentita soddisfatta, ma nello stesso tempo mi sono detta che avrei potuto fare di più. Per esempio avrei potuto preparare un timing più ristretto. Infatti, verso la fine ho dovuto accelerare, rinunciando ad alcuni temi che avrei desiderato trattare, come per esempio i vari modi in cui si possono prendere appunti, utilizzando mappe concettuali o altre strategie, ma il tempo mi è stato tiranno. Tra i miei appunti è rimasta anche una riflessione di Jaques Salome che avrei voluto condividere con le allieve: il nuovo ruolo della scuola dovrebbe essere quello di guidare l’allievo a sapere essere, sapere creare, sapere diventare/cambiare.
Riflettendo a posteriori, mi sono resa conto che anche lo stesso approccio con le allieve, avrei potuto prepararlo meglio. Per esempio, avrei potuto avviare le varie fasi con un aneddoto personale di forte impatto o trovare altri esempi, non personali, ma che trasmettessero una carica emotiva. Invece, mi sono spesso limitata a esporre semplicemente la mia esperienza in modo un po’ troppo uniforme. Tra le tante domande che mi sono posta, ancora non riesco a rispondere questa: avrei dovuto trovare argomenti più vicini alla loro futura professione, dedicando quindi un tempo maggiore ad informarmi più dettagliatamente sugli aspetti concreti di quella che sarebbe stata la loro futura attività lavorativa?
Quelli che ho provato a riassumere sono solo alcuni dei dubbi che mi assalgono dopo ogni lezione. Da un lato mi fanno stare un po’ sulle spine, ma dall’altro mi provocano sempre uno strano effetto positivo: mi galvanizzano al pensiero delle successive lezioni, che non sono mai uguali alle precedenti. Infatti, mi lascio trasportare dall’entusiasmo, sia durante la preparazione che durante lo svolgimento. E il risultato alla fine è sempre una piccola vittoria; soprattutto in occasioni come questa, in cui mi sentivo ancora più motivata, perché l’obiettivo formativo specifico mi sembrava molto importante e la richiesta da parte di tutte di una copia della presentazione in PowerPoint è stato il mio trofeo.
Questo è il vero senso del mio lavoro: non solo trasmettere nozioni, ma instillare negli allievi la voglia di imparare, stimolandoli a una riflessione su se stessi, sulle proprie azioni, sul proprio rapporto col mondo.
Quest’obiettivo, bello e ambizioso, mi permette di tenere accesa la mia passione, nonostante tutte le difficoltà e le insicurezze di questo fantastico mestiere.

Adulti, Classe femminile, Istruzione e Formazione Professionale, Lezione o serie di lezioni, , Permalink

One Response to Insegnare: croce e delizia!

  1. Maria Serena says:

    Insegnare agli adulti: credo sia una esperienza formativa importante; sarà che io ho cominciato ad insegnare a Reggio Emilia, ai “lavoratori studenti” nell’Istituto Magistrale Matilde di Canossa. A quei tempi la Fiom CGIL non era certo un sindacato che avrebbe bevuto una tazza di te con lady Fornero; gli studenti lavoratori mi hanno insegnato non solo a insegnare, ma anche… a stare al mondo. Devo tanto a quella esperienza travolgente in cui ogni minuto di lezione era una conquista. Vorrei proprio vedere qualche lamentoso docente… vabbè, meglio se sto zitta!?! ;-) ))) Ma se qualcuno è curioso posso continuare :) )

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>