Guernica

Portai in classe la postazione mobile con PC e proiettore per mostrare ai ragazzi il quadro di Picasso “Guernica” – Mi raccomando: si pronuncia “Ghernica” con l’accento sulla “i” -, aveva detto mia figlia. Avevo bisogno di uno spunto per introdurre il percorso sul quale avrebbero lavorato per un po’: La guerra nell’arte. Non li vidi molto entusiasti; certo che mostrare proprio quel quadro e di un pittore a loro sconosciuto… ero già pentita. Chiesi di osservarlo bene e di cercare di spiegare cosa avesse voluto rappresentare l’autore o cosa faceva venire in mente. ”Com’è strano!”, “Sembra il sogno mostruoso del pittore”, “Forse ha voluto fare un puzzle”, “Lo saprei fare meglio!” commentò V***. “Non ho dubbi.” gli risposi, conoscendo le sue doti artistiche. “A me non piace, è brutto e non è colorato”, “E’ triste” e così via. “Osservate bene alcuni particolari; la donna col bambino in braccio, ad esempio, la mano che impugna la spada spezzata, i volti delle persone e degli animali…….. “dissi, cercando di guidarli verso ciò che volevo che notassero.  “Sembra che ci sia stata una strage.” commentò L***; “Sembra che urlino tutti.” gli fece eco E***, dando il via a tante altre considerazioni. Ora erano tutti d’accordo sul fatto che il quadro rappresentava qualcosa di brutto e metteva tristezza. Spensi il proiettore e iniziai a raccontare la storia di quel quadro, parlai anche di cubismo e del perché vedevano due occhi sullo stesso lato del volto. Poi riaccesi il proiettore e li invitai a guardare nuovamente il dipinto. Ora c’era scritto sui loro volti l’interesse per quell’immagine “strana”e iniziarono a notare e a commentare tutti i particolari. “Ma che c’entrano il toro e il cavallo?” chiese V***, dandomi l’opportunità di spiegare i vari simboli. Non li vedevo così interessati, attenti e partecipativi da un bel po’ e questo mi caricava. Persino G*** era attento e silenzioso e stranamente non stava “sfruculiando” nessun compagno. Qualcosa di magico aleggiava nell’aula; la luce era soffusa per le veneziane abbassate: sembrava quasi che il quadro parlasse ai ragazzi e anch’io ero presa da quell’atmosfera ed era come se vedessi per la prima volta quei segni sulla parete, mentre parlavo e rispondevo alle domande; le immagini ci stavano comunicando il dolore, l’orrore della guerra, sentivamo le grida strazianti della madre cui avevano ucciso il figlio… no, non era magia, era la mia voce che li guidava, raccontava e illustrava le scene come in un film.
“Nodo!” fu il coro di voci che si alzò quando decisi di sollevare le veneziane. Le riabbassai e con il quadro proiettato sul muro, cominciammo a parlare della guerra e delle sue brutture; di come molti artisti ne siano stati colpiti o che, vissuta in prima persona, ne abbiano parlato nelle loro opere: quadri, libri, poesie, canzoni…  “Da grande non farò mai la guerra!” esclamò G*** che in un tema aveva scritto che voleva fare il soldato come lo zio. “Ma perché si fanno le guerre?” chiese A***. “Quali popoli avete studiato finora e perché questi popoli facevano la guerra?” Mi ritrovai a dare lezione di storia, mio malgrado e non fosse in programma, ma quando un bambino ti fa una domanda, non puoi non rispondere: lo deluderesti.
Finimmo col dedurre che la guerra porta solo morte, distruzione e fame.
Ancora non volevano che alzassi le veneziane e li accontentai. Proposi di rappresentare il quadro, anche solo una sua parte, oppure al contrario, cioè gioioso, come una festa. Mentre disegnavano alla luce del proiettore, misi un sottofondo musicale: l’autunno di Vivaldi (si era in quel periodo).
“Com’è stato bello oggi!”commentò a fine di giornata M***. Sentii di aver bisogno di quattro polmoni.
A casa ripensai a quanto avvenuto in classe e, fuori programmazione, decisi di ripresentare nuovamente il quadro, aveva fatto breccia nelle menti dei ragazzi e sarebbe stato un vero peccato accantonarlo subito per passare ad altro.
Il giorno seguente entrai in classe esordendo: “Oggi vi farò diventare tutti poeti!”
“Ma io non so scrivere le poesie.” piagnucolò P***, il solito pessimista.
“Vedrai che la tua sarà la più bella.” lo rassicurai.
Tracciai alla lavagna una tabella e su ciascuna colonna scrissi: elemento – com’è – cosa fa – come sembra. Rifeci vedere il quadro e insieme scegliemmo alcuni elementi costituenti l’opera che più aveva colpito; poi per ogni elemento chiesi le azioni, le qualità e le loro impressioni e ne elencai alcune in ciascuna colonna; infine li invitai a scegliere, per ogni elemento, le connotazioni fra quelle scritte alla lavagna, a metterle insieme e a darne un titolo. Fu un vero successo: tutti, ma proprio tutti, avevano prodotto una bella poesia. Ne conservo solo una perché l’alunna volle partecipare a un concorso, proponendo proprio quella su Guernica, vincendo il 2° posto (con disappunto dei compagni!).
Eccola

 Morte a Guernica

 (AMMIRANDO IL QUADRO “GUERNICA” DI PABLO PICASSO)

 Il cavallo,

terrorizzato, ferito, smarrito,

emette urla di dolore…

sta morendo.

 Un uomo a terra,

spezzettato, urlante di dolore ,

urla disperato,

è il suo ultimo grido…

E’ sconfitto.

 Il toro,

maestoso,

domina la tragedia;

è indifferente.

 La donna,

straziata dal dolore,

ha in braccio suo figlio morto;

volge lo sguardo al cielo,

urlando.

 Il percorso sulla guerra continuò con ricerche su internet per trovare notizie in merito, facemmo i confronti con le guerre dei popoli che stavano studiando con quelle più recenti e feci visualizzare con Google map il territorio di cui l’opera.
Si proseguì con la preparazione di schede su canzoni come “C’era un ragazzo che come me… ” sui libri tra cui non poteva mancare “Il diario di Anna Frank”; sulle poesie come “Soldati” di Ungaretti; sul film “La vita è bella” di Benigni (non dimenticherò mai le lacrime quando lo vedemmo insieme; ancora oggi V*** m’invia uno spezzone su fb, chiedendomi: “Maestra, ti ricordi?”.)
Ormai la classe era diventata tutto un fermento nel preparare anche un cartellone che illustrasse il lavoro che man mano si andava snodando. Infine passammo a conoscere quei grandi personaggi della storia che hanno lottato sia per la pace, sia per ottenere i diritti negati.
La verbalizzazione (l’amato tema) fu la verifica finale del percorso. Credetemi, vennero fuori dei veri capolavori, ma la soddisfazione più grande l’ebbi da quei bambini con difficoltà linguistiche che, in questa “full immersion” riuscirono a produrre davvero bei testi.
Quando a fine anno feci fare il tradizionale tema sui ricordi di scuola primaria, tutti ricordarono l’emozione e l’accoglienza del primo giorno in classe prima, il divertimento nei progetti a cui avevano preso parte, i compagni che erano andati via, il trenino Eo, loro compagno di viaggi per ben tre anni e tante altre esperienze vissute insieme; alcuni si soffermarono anche sul percorso fatto sulla guerra, ma mi colpì e mi fece sorridere una frase del tema di M***: “…porterò sempre con me il ricordo di quel giorno in cui vedemmo il quadro di Picasso: Ghernica con l’accento sulla “i” come ci correggeva sempre la maestra…”.

Artistico-musicale, Classe mista, Curricolare, Lezione o serie di lezioni, Scuola Primaria, , Permalink

4 Responses to Guernica

  1. Gianna Baldoni says:

    Son queste le cose che ti ricaricano e ti dicono che tutto l’impegno che hai profuso ha fatto nascere qualcosa . …

  2. antprof says:

    provo a lasciare un messaggio, ma non mi compare…

  3. antprof says:

    Ho ripescato un vecchio lavoro su “Guernica”. a.s.2003/04.
    Nella mia città i ragazzi avevano visto una mostra con lavori “veri” di Picasso e si erano affascinati. Classe terza, decidiamo di “fare qualcosa”. Con il prof di Arte iniziamo a leggere Guernica, poi ognuno sceglie un dettaglio dell’opera e si lascia guidare da quel dettaglio per lasciare uscire le parole. Immagini e poesie, un legame ovvio e sempre nuovo. Il power point “animato” raccoglie le idee di tutti, cercando di arricchire con font, animazioni e colori: 11 poesie. La colonna sonora è Zoombie dei Cranberries, scelta per quel titolo, per quel riferimento alla lotta civile, al sangue fraterno, alle immagini (Un’altra testa pende lentamente /Un bambino è preso lentamente /E la violenza ha causato così silenzio…La rottura di un altro cuore di una madre sta finendo).
    Ognuno poi fa l’analisi del testo che ha prodotto, le scelte stilistiche…ne copio una per esempio:
    “E le fiamme assaltano
    la casa. La donna
    grida.
    E il bambino non ha
    respiro. La madre
    grida.
    E la spada strozza
    la gola. Il cavallo
    grida.
    E la corrida si disputa
    nella città. Il toro
    grida.”
    (…)
    anche quest’anno a distanza di quasi dieci anni Guernica ritorna prepotente e stiamo cominciando a lavorare, verso cosa? sicuramente verso l’idea di un mondo migliore.

  4. rossella says:

    Bellissima esperienza. Il percorso per la poesia e la stessa sono davvero notevoli.
    Come insegnante di Arte e immagine nella scuola secondaria di primo grado, ho realizzato un oggetto di apprendimento multimediale per la LIM su “Guernica” che condivido con voi: http://megaswf.com/serve/1165568
    per riflettere, confrontare ed elaborare.
    Interessante il commento di antprof.

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