Il matraccio

Anche quest’anno, con i ragazzi di prima media, ho iniziato il programma di scienze seguendo l’ordine dei capitoli presentati nel loro libro.

Lo schema delle lezioni è questo:

  • Discussione collettiva guidata sugli argomenti del capitolo non ancora letto
  • Lettura del capitolo a casa con ricerca domande per la professoressa
  • Risposta alle domande di casa
  • Interrogazione libera con discorso preparato a casa
  • Attività di laboratorio (se tutti hanno superato l’interrogazione). 

Il laboratorio di scienze è una meta ambitissima per tutti gli studenti della scuola. La sola parola evoca sguardi vivi di attenzione, le schiene si raddrizzano, le teste smettono di ciondolare tra il righello e la finestra. L’idea del laboratorio di scienze cancella dalla mente persino la voglia di andare in bagno. Ci si potrebbe, in poche parole, scordare anche dell’intervallo.

Per fare un capitolo ci vogliono circa 15 giorni, poi si passa al successivo.

Nella prima esperienza di laboratorio (riflessioni sulla natura del vuoto e della materia) abbiamo utilizzato la vetreria. Ogni fanciullo ha disegnato sul quaderno il becker, il matraccio, la beuta, l’imbuto, la spruzzetta, la caraffa graduata e successivamente ha scritto a cosa serviva l’oggetto. E’ la vetreria che fa il laboratorio. È ciò che non troveresti mai in un’aula qualunque, che per assurdo oggi si trova proprio in una classe come le altre e trasforma l’ambiente nella bottega di un alchimista. Io parlo di posizioni di sicurezza e loro di magici riflessi di luce che illuminano il pallone di vetro. Io spiego che sono strumenti di precisione e loro si concentrano sulle tacche millimetrate dei cilindri graduati. Io parlo, loro non mi vedono, non seguono i miei occhi con lo sguardo, tutta la loro attenzione è per il pezzo di vetro, e scrivono senza guardarmi, senza che io faccia un dettato. Scrivono e disegnano. Stanno per la prima volta prendendo appunti. Sono immersi negli strumenti. Ogni gruppo di lavoro ha poi usato il matraccio per fare una soluzione di acqua e sale e notare la contrazione di volume. Il matraccio si usa per fare misure di precisione e questo già lo rende più interessante di un qualsiasi altro pezzo di vetreria. Il matraccio non è una provetta che hai già visto in ospedale, è uno strumento che si vede solo nel laboratorio di scienze e i miei ragazzi me lo sottolineano, che roba così non l’hanno mai vista. Il becker dopotutto è solo una caraffina, il cilindro è un semplice tubo cavo graduato, la beuta è grossolanamente disegnata in molti libri di scienze. Il matraccio no. 

Come sempre quando si esce dal laboratorio non si parla d’altro per tutto il tragitto fino alla classe. Non è un parlare gridato ai quattro venti. Non tutti gli insegnanti fanno “queste cose” non tutti “vanno nel laboratorio di scienze”, non è roba che si può urlare. È una specie di segreto di cui sono molto gelosi, le altre classi non devono scoprirlo altrimenti poi si rischia che lo prenotino gli altri il laboratorio.  Non è una novità che i ragazzi amino le esperienze pratiche che si fanno nel laboratorio di scienze: anche se sono estremamente semplici spesso risvegliano tutto il loro interesse.  Nel laboratorio di scienze si diventa adulti e consapevoli, una crescita veloce, perché il vetro è pericoloso, “i bambini” inteso come gli immaturi, non ci possono giocare. Il posto stesso nasconde mille insidie, si deve sempre avere l’orecchio pronto a ciò che dice l’insegnante, si potrebbe dover uscire svelti svelti. I ragazzi sanno che chi non assume un comportamento responsabile aspetterà nel corridoio tutta l’ora, fino alla prossima occasione si limiterà ad osservare dalla porta. Un patto condiviso, una regola a cui nessuno viene meno. Io devo potermi fidare di loro.

In classe uno di loro, G***, mi ha chiesto dove si comperasse il matraccio.

Ho risposto che a Torino, in via Giuria, c’è un negozio che vende materiale da laboratorio.

Una settimana fa, sette giorni dopo la seconda esperienza di scienze (bicarbonato + aceto + palloncino) dove abbiamo nuovamente usato il matraccio per misurare i volumi di aceto,  G*** al rientro in classe mi dice:

 -  Prof, sabato con mio papà ho comperato un matraccio!

 -  È costato molto? – Ho chiesto io un po’ stupita, non mi era mai successo che un alunno andasse a comperarsi un matraccio

-  No, – ha risposto lui – e poi me lo sono fatto prendere per premio dei bei voti. Forse la prossima settimana mi prende la beuta!

Ho sorriso mentre ho pensato: - Esperimento riuscito! Vuoi vedere che Laboratorio di scienze contro Videogiochi  vince  1 – 0,  o addirittura 2 – 0…

Classe mista, Laboratorio, Matematico-scientifico, Piemonte, Resoconto di un successo, Scuola Secondaria di Primo Grado, , Permalink

4 Responses to Il matraccio

  1. Maria Serena says:

    Mi piace questo racconto: chi narra ci fa vedere un insegnante che non si mette in vetrina, che si fa delle domande, che ascolta e sa anche stupirsi.
    Saprà di essere un’eccezione?
    Forse se.
    Se lo sa intuisce che questo non semplifica il lavoro. Ma semplificare ed ottenere risultati non sempre vanno insieme.
    E qui la narrazione ci pone un caso e ci mette anche di fronte alla sua soluzione.
    Per questo mi piace.
    E confermo
    :)

  2. Maria Serena says:

    Saprà di essere un’eccezione? Forse sì.
    (Forse se* è un refusaccio che fa rima con matraccio;-) )

  3. matteo cattadori says:

    anche a me piace molto. mi sembra un racconto molto naturale e molto vero. figlio di una rara e preziosa arte. quella di ascoltare. Il collega che ha scritto questo pezzo invece dimostra di saper ascoltare i suoi studenti. e ascoltandoli sa cogliere l’incanto dei suoi studenti che scoprono per la prima volta la parola e la materia di cui è fatto un matraccio..temo che dovremmo ripartire da qui per riappropiarci del nostro mestiere..

  4. Mariaserena says:

    Mi trovo d’accordo con Matteo, è questo il punto di partenza. Ne abbiamo parlato tanto e qualcuno lo fa. Qualcuno, come l’insegnante che racconta qui, si mette in gioco e non solo, accetta il gioco dei suoi ragazzi. La pedagogia dell’ascolto ci piace molto :)

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