Le storie di uno scoiattolo – seconda parte

Abitava da anni su quel bellissimo pino cresciuto di fianco a quella scuola e prima di lui avevano abitato lì suo padre, suo nonno e, pare, anche il suo bisnonno!
Si divertiva a correre per i rami e ogni tanto si fermava per ascoltare le voci dei bambini che stavano nell’edificio a fianco. Sembravano simpatici e poi, ogni tanto, qualcuno si affacciava per osservarlo meglio e a lui non pareva vero di esibirsi sull’albero nelle sue scorribande fra i rami! Era bravissimo e poi era ancora più bravo quando un pubblico così attento lo ammirava!
Alcuni gli avevano anche dato un nome: Cipciop fu la prima proposta, seguita subito dopo da Teo, per fortuna! Pare che il primo fosse il nome di due famosi scoiattoli, ma i bambini e le loro maestre non si decidevano a trovare il più simpatico dei due, così gli avevano affibbiato il nome di entrambi. Va bene! Però TEO era più facile e simpatico e fu il più votato!
Teo era vissuto bene per diversi anni: il cibo non gli mancava: insetti, ovetti di ignari uccellini che provavano a nidificare fra i rami di quel bell’albero su cui erano convinti ci fosse posto anche per loro, ma che poi trovavano, invece, uno scoiattolo che rubava loro le uova per mangiarsele; resti di merendine erano sempre alla sua portata! Insomma, si stava benone in quel bel parco, finchè…
Finchè un giorno non se ne andarono tutti da quell’edificio lì: Teo non se ne era neppure accorto troppo perchè tutto era cominciato in un periodo in cui i bimbi se ne andavano via dalla scuola solitamente: vacanze estive, aveva sentito che le chiamavano. Lui non si preoccupava dal momento che in quel periodo il cibo, anche senza i resti di merendine, non mancava, però… Però le maestre erano tornate sovente e avevano portato via pacchi grandi di… roba…
Poi erano arrivati anche altri uomini che avevano portato via altri pacchi grandi: Teo non sapeva che pensare: era il caso di preoccuparsi? Forse sì, dal momento che, l’autunno arrivò, ma di bimbi neppure l’ombra e, al posto loro, invece, arrivarono macchine, uomini, rumore forte, gente che rompeva, che faceva polvere… mamma mia che paura!
Il rumore era così forte e ogni tanto cadeva qualche pezzo di muro, tanto che Teo aveva paura che cadesse anche l’albero con la sua casa!
Decise di allontanarsi per un po’ e di osservare l’andamento delle cose a distanza di sicurezza. Passò tanto tempo che Teo potè anche trovare una fidanzata che poi divenne sua moglie e che gli diede due scoiattolini graziosi proprio uguali a lui. Avevano una nuova tana, adesso, confortevole, su un albero vicino ad un vecchio castello diroccato e disabitato e, speravano, più sicura, ma la curiosità di Teo era tanta che spesso tornava nella vecchia tana per osservare e per capire cosa succedeva!
Fu così che, un bel giorno d’inverno, si era fatto forza perché il freddo era tanto, era tornato nel vecchio parco. Fantastico!!! I bambini erano tornati, ne era sicuro anche se non giocavano fuori! Si capiva che la scuola era di nuovo abitata e che i bambini erano di nuovo lì! Il loro vociare era inconfondibile!
Teo si fece coraggio, si arrampicò sul grande pino di sempre e… sbirciò: sì, aveva avuto proprio ragione! Nell’aula si intravedevano tante testine che si muovevano vivaci e la voce inconfondibile di qualche bimbo, poi, a tratti, quella di un’insegnante che diceva: “Più forte, parla più forte che lo scoiattolo deve sentirti!! ” Lo scoiattolo? Teo? Proprio lui? Proprio di lui parlava quella maestra? Ma se non lo aveva mai visto! Almeno, non negli ultimi tempi! Non abitava più lì! Ma sarebbe tornato a trovarla, se proprio ci teneva, lei e tutti quei bimbi che cercavano di parlare a voce alta per fargli sentire quello che imparavano e per fargli imparare le stesse cose! Sarebbe tornato senz’altro! Che carini!!
Così Teo tornò altre volte e poi ancora altre: non riusciva a stare lontano da quel parco e ogni volta tornava a casa con una storiella da raccontare ai suoi piccoli e alla moglie, tutti episodi che succedevano in quella scuola, in quella classe, come quella volta che…

LA MATITA

Era una matita per scrivere, una “matita-matita” come la chiamavano tutti i bimbi della classe prima, compreso il suo padroncino: Pierino Occhialetto, un bimbo con un paio di occhialini tondi, buono buono, ma un vero birbone, quando ci si metteva!
Un giorno fu tirata fuori dal portapenne, come tutte le mattine: le sue colleghe colorate avevano già subito una triste sorte: erano cadute più volte a terra e Pierino Occhialetto, aveva un bell’andare al cestino anche tre o quattro volte, almeno finchè la maestra non gli diceva “Adesso basta!” perchè era stufa di vederlo andare al cestino a temperare. Non serviva a niente: Pierino andava al cestino, temperava, temperava, ma appena appoggiava il colore sul foglio e faceva per colorare, la punta si rompeva! Eh già! La maestra l’aveva detto: “Se le matite battono a terra, la mina dentro il legno colorato, si rompe e temperare non serve più: la matita è inservibile!”
Pierino era stato avvisato, ma che poteva farci se le matite cadevano?
Così i suoi colori diventavano di volta in volta inservibili e la mamma di Pierino, più volte la settimana, doveva sostituire i colori nel suo portapenne. Anche lei era un po’ esasperata e aveva spesso minacciato il suo bimbo: “Guarda che se trovo ancora matite colorate con la mina rotta, non le sostituisco più! Ti arrangi, chiaro?”
Pierino annuiva, prometteva di stare più attento perché temeva che la mamma prima o poi mettesse in atto la minaccia e poi, chi l’avrebbe spiegato alla maestra? Era buona, ma su queste cose era intransigente: il materiale doveva essere curato e da un po’ di tempo andava dicendo che toccava ai bimbi essere attenti ad usarlo bene! Che assurdità! Non si poteva più gettare la colpa sulle mamme distratte che dimenticavano di sostituire il materiale? ma che ingiustizia!!!
Quel giorno, comunque, Pierino aveva tirato fuori la matita-matita che finora non era mai caduta e stava bene, anche se, quando veniva presa in mano dal padroncino, si irrigidiva un po’ per paura di fare la stessa fine delle compagne!
Insomma, proprio quel giorno, alla maestra venne in mente di spiegare un esercizio prima di dare il via all’esecuzione: si può???
E fu così che Pierino, che era già pronto a scrivere con la sua bella matita, si ritrovò con quest’ultima in mano, senza poterla usare. Che farne? Cominciò a farla dondolare tra l’indice e il medio, mentre cercava di ascoltare le parole della maestra, anche se non riusciva proprio a seguire bene bene. Che novità era quella? La maestra stava chiedendo loro di osservare un’immagine del libro che avevano davanti per capire cosa avrebbero dovuto fare: non si era mai comportata così!
La matita dondolava e dondolava e Pierino guardava la maestra e non il libro: avrebbe dovuto fare le due cose, ma era complicato perché già faceva due cose: dondolava la matita e guardava la maestra! Doveva fare anche la terza cosa? Difficilissimo!!!
La matita dondolava e dondolava e piano piano scivolava dalle dita di Pierino che non se ne accorgeva. “Attento che caaaadoooo! – gridava, ma lui non se ne accorse e così la poveretta scivolando dalle dita distratte del bimbo: TAC! Cadde a terra con un rumore neppure poi così forte! La maestra, però, sentì e si arrabbiò con il povero Pierino che non capiva proprio. Ma cos’aveva fatto di tanto grave? Disturbava di più la maestra che non la caduta della sua matita!
Si chinò mortificato a raccoglierla e neppure si accorse che lei piangeva e si lamentava : “Sono rotta! Chiamate l’ambulanza delle matite che non posso più scrivere! – provò ad urlare, ma nessuno la sentì. Finalmente la maestra diede il via e tutti poterono scrivere, anche Pierino che ancora non capiva la sfuriata di prima: scriveva e bene, anche! Scrisse per un po’, finchè la punta non si consumò, allora si alzò, andò al cestino, temperò e temperò, poi tornò tranquillo al suo posto. Appoggiò la punta al foglio, fece per ricominciare, ma… cosa succedeva? La punta si ruppe senza che fosse stata troppo premuta: Pierino cominciò a temere. Che fosse successo alla matita quello che succedeva ai suoi colori? E come l’avrebbe potuto spiegare alla mamma che già era un po’ arrabbiata con lui? E cosa avrebbe detto la maestra? “Vedi che cosa succede ad essere distratti? Adesso che farai? Me la chiami l’ambulanza?” provò a dire la povera matita rotta, mentre gli occhi di Pierino si riempivano di lacrime e lui cercava di pensare in fretta ad una soluzione: “Maestra, – trovò finalmente il coraggio di chiamare – non funziona più la mia matita…” La maestra capì al volo (le maestre, a volte, sono come delle mamme brave, ma solo “a volte”), gli fornì un’altra matita, prese con delicatezza quella che Pierino le porgeva e provò lei stessa a temperare. “Sì, – disse poi – la mina si è rotta, ma forse si può usare ugualmente, intanto tieni la mia, io userò la tua e proverò a farla funzionare come dici tu. “Grazie! – dissero in coro Pierino e la matitina, ma lei sentì una sola voce e fu contenta della gratitudine del bimbo. Chissà perché nessuno, neppure le maestre, sentono la voce delle povere matite: eppure esse sono così importanti e hanno una loro dignità!

Anzianità sopra i 20 anni, Area trasversale (inter-pluridisciplinare), Cittadina, Classe mista, Piemonte, , Permalink

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