Il tema copiato

L’altro giorno due miei alunni hanno copiato un ‘tema’, un esercizio di scrittura. Ovviamente non è la prima volta, ma ci rimango male, più male di quando copiano un esercizio o un riassunto o fanno il copiaincolla di una ricerca senza pensare a qual era l’obiettivo.
Spesso mi capita di ricevere anche le giustificazioni dei genitori: scusi, ogni tanto può capitare, sono ragazzi… così impara a scrivere… ieri aveva già tanti compiti.
Io sento l’odore di un compito di scrittura copiato, la puzza di linguaggio stantio e vuoto, il contenuto finto e generico che non parla di niente, la forma corretta, quella che piace a tanti ragazzi che le prime volte mi chiedono perché mai ho messo un voto basso se non c’è neanche in errore.
Spesso discuto con i miei colleghi che assegnano recensioni e riassunti di interi libri e si illudono che gli alunni non li scarichino dalla rete solo perché li ricopiano a mano.
Leggi un libro al mese e fai il riassunto… Il libro te lo do io e tu lo leggi per forza … Allora lo farei anch’io di non leggere, scaricare il riassunto e magari preferire un bel fumetto, o uno di quei videogiochi a puntate in cui la storia cambia come vuoi tu.
Io mi illudo di insegnare a copiare: cerca cerca, copia la frase che comprendi, il riassunto che ti sembra fatto meglio; quando stai studiando una poesia, cerca informazioni, vedi come fanno gli altri, leggi le note …. e poi elenca tutto ciò che hai usato: più roba elenchi e più sei bravo.
Invece c’è sempre qualcuno che prova a farmi fessa con il copiaincolla scemo, le pagine di wikipedia sane sane, le parole incomprensibili, le frasi tagliate a metà senza senso.
L’ho detto tante volte meglio non fare che fare così, è più dignitoso.
Eppure in una classe 2.0, sperimentale, dove questo discorso è ancora più forte, ancora più concreto, l’altro giorno mi hanno copiato dalla rete un esercizio di scrittura, mentre avrebbero potuto usare tutti gli strumenti: foto, video, voce… ogni mezzo per raccontare. Hanno copiato sapendo che non sono una sprovveduta e che, come altre volte, li avrei scoperti. Come sempre non li svergogno davanti a tutti perché non mi piace usare questi mezzi, mando loro una copia di ciò che hanno copiato o il link e l’emoticon che piange. Eppure non mi sento soddisfatta, mi sento delusa.
Domani proverò a fare una esercitazione su come si copia il tema svolto, proverò a insegnare loro che anche strutture già pronte possono essere riempite della propria vita, del proprio vissuto, delle proprie idee. Mi toccherà insegnare a copiare ancora.
La lezione si compone di due parti: una teorica e una pratica.
E quella pratica la svolgo anch’io e la posto sul blog http://alberomaestro.wordpress.com/2012/03/06/tema-copiato-della-prof/ .
Il testo “base” si trova qui: http://www.interruzioni.com/temaneve.htm (nel testo in corsivo)

Anzianità sopra i 20 anni, Centro città con meno di 500.000 abitanti, Classe mista, Lazio, Letterario-umanistico, Scuola Secondaria di Primo Grado, , Permalink

22 Responses to Il tema copiato

  1. Ginetta Scaldaferri says:

    La dimestichezza nell’uso del computer da parte degli alunni rappresenta una grande conquista di abilità, di competenze, di sviluppo dei processi intellettivi e cognitivi. Compito dell’insegnante è quello di scoprirne, insieme all’alunno, l’utilizzo più idoneo e più efficace ai fini didattici. Sono d’accordo con la collega: non serve il copia e incolla senza cognizione di causa. Anche il copiare richiede delle attitudini: una ricerca mirata ed intelligente, una capacità di ricognizione di ciò che si legge, di analisi e di sintesi. Ben venga, dunque, il copiare dal computer, purchè sia fatto in maniera logica, razionale e coerente.

  2. Mariaserena says:

    “Io sento l’odore di un compito di scrittura copiato, la puzza di linguaggio stantio e vuoto”, mi ricorda gli anni in cui non c’era un uso ancora così diffuso del pc e i ragazzi copiavano dai cosiddetti temari.
    Presto mi sono accorta che smascherarli serviva solo a renderli diffidenti. Ma il problema rimaneva, e rimane. Ho imparato a diffidare dei temi. Purtroppo sono necessari e per insegnare a scrivere occorre usare le forme canoniche degli esercizi di scrittura, temi compresi. Ma su questo io tendo a pensare che ci dovremmo interrogare.
    Ovviamente fino a quando al termine di un ciclo di studi c’è una “Prova scritta di italiano” l’insegnante non ha scelta. Prepara i suoi studenti a questa che, per me, è la celebrazione solenne dell’ipocrisia. Il vecchio tema è una pratica altrettanto inutile del nuovo saggio breve. Ho ideato titoli, fatto svolgere e corretto temi per una vita. Ma credo davvero che sia una pratica vecchia e inutile.
    Quando si chiede di scrivere bisognerebbe farlo trovando una motivazione condivisibile con i nostri allievi; ai bambini piace raccontare e piace scrivere. Ma man mano smettono.
    Ho discusso spesso su questo argomento. Mi piacerebbe farlo ancora e trovare compagni e compagne di viaggio con cui percorrere questa esplorazione: “scrivere, ma basta temi”
    :)
    Bella questa narrazione. Bella perché utile e viva, e (ehem, vado aulica…) foriera di possibili sviluppi.

  3. simone says:

    Da me hanno smesso di farlo, tanto sanno bene che li sgammo subito. Il problema è che il 99% degli insegnanti di lettere non se ne accorge, e loro continuano, spudoratamente, a copiare, giorno dopo giorno. Non parliamo delle versioni di latino

    • Lucia says:

      Vero, verissimo. Anche io ci metto un minuto a trovare la fonte (e nonostante questo continuano a copiare…), però mi piace la tecnica utilizzata dall’autrice di questa narrazione per stupire i suoi alunni. In fondo la riscrittura è un’arma potentissima (se usata con parsimonia).
      Mettiamola così: se non sono troppo stanca, valutazione “narrativa” (anche quella? anche quella!) e indicazioni di riscrittura. Se ho finito l’energia, URL scritto in rosso accanto al fattaccio e tirata d’orecchi.

    • Il mio prof di Filosofia diceva a noi studenti spesso “o non capite, o fate finta di non capire”, temo che il concetto sia reversibile. Davvero non se ne accorgono? Può capitare, ma se non se ne accorgono mai allora c’è per lo meno un problema di “orecchio” Se invece si tratta dell’altro caso stendiamo un velo pietoso.

  4. Antprof says:

    Nonostante tutto ritengo e ho sempre creduto che copiare sia un valido modo per imparare, anzi il modo con cui apprendiamo.
    Tutti abbiamo imparato nella vita per copie, fin dalla nascita. Per quanto riguarda “le arti” questo è sotto gli occhi di tutti. Nelle botteghe dei pittori, scultori, cesellatori, l’arte si è nutrita di esercizi di copiato.
    E anch’io copio il lavoro dei colleghi perché la storia va avanti più facilmente se posso partire copiando quello che già è stato fatto.
    Quando faccio anch’io l’esercizio che do agli alunni è proprio perché mi copino, cioè sappiano quale percorso io spero che loro portino a termine. Ma io mi aspetto che la loro copia diventi parte di loro stessi, interiorizzata fino a diventare altro/oltre (soprattutto oltre) il punto di partenza.

  5. Invece io ho sempre trovato spiacevole l’idea di copiare. Ma qui non parlo di me stessa. Chi narra scrive: “Io mi illudo di insegnare a copiare”, e poi più avanti “Io mi illudo di insegnare a copiare: cerca cerca, copia la frase che comprendi, il riassunto che ti sembra fatto meglio; quando stai studiando una poesia, cerca informazioni, vedi come fanno gli altri, leggi le note …. e poi elenca tutto ciò che hai usato: più roba elenchi e più sei bravo.”
    Vorrei capire meglio. Probabilmente c’è un momento, nella sua didattica, in cui gli studenti sono invitati a produrre qualcosa di originale, di personale. Mi piacerebbe sapere dove e come. :-)

  6. Antprof says:

    Chi ha narrato interviene: molti degli esercizi che proponiamo ai ragazzi, riscrittura, parodie, sintesi, ricerche, si basano sull’esercizio di “copia incolla” intelligente. L’illusione del prof è quella di riuscire ad insegnare i limiti del “copiato”, il limite è “rendere” personale, interiorizzato ciò che si sta copiando, elaborarlo in modo da assimilarlo, manipolarlo quel tanto che diventi carne della mia carne, pensierodeimiei pensieri. Un copiato di questo tipo, diventa base per l’apprendimento, trampolino di lancio per saltare oltre, vuol dire ( e lo ripeto, come è nell’essenza dell’apprendere) partire dal passato per percorrere nuove strade.

    • Mariaserena says:

      Ciao “chi_ha_narrato” :)
      La pratica che descrivi è interessante anche perché l’idea della base di apprendimento applicata al copia-incolla può, se capisco bene, aiutare a assimilare ma anche a far emergere le possibili distinzioni tra il già scritto e già detto ed eventuali riprese, svolgimenti, sviluppi o addirittura contestazioni.
      Penso ai “copiati” che ci imponevano da bambini; penso anche a quando per imparare qualcosa a memoria la scrivevo e riscrivevo. Ancora oggi credo sia un’utile pratica per memorizzare. Ovviamente il copia-incolla è altro: appare più meccanico, però la riflessione successiva può andare a disinnescare questa meccanicità.
      Di positivo noto anche che il copia-incolla pilotato diventa una vaccinazione dal copia-incolla sottobanco e come tale può far bene.
      Grazie della spiegazione Antprof. Parlacene ancora :) )

  7. Francesco Consoli says:

    Copiare all’Università: nella mia didattica universitaria ho visto crescere in modo molto consistente la propensione a copiare usando internet per tesine e tesi di laurea. Lo chiamano plagiarism (perché la questione è molto dibattuta a livello internazionale). Non sono sicuro che sia una ripetizione del vecchio copiare: c’è qualche cosa di nuovo. E sono sicuro che non si possa solo affrontare la cosa in termini etici o di contrasto. Sempre più numerosi sono gli studenti che di fronte all’evidenza esclamano: “Ma perché non si fa così?”, per i quali fare ricerca significa “prendere da internet” perché “io non saprò mai scrivere così, è naturale che copio”. La naturalizzazione del copiare mi sembra che sollevi molti problemi. Anche io ho usato una versione dell’insegnare a copiare, giocando sul come si fa a “fare finta di essere esperti”. Permette di assumere un tono ironico sull’apprendimento, trasformando il copiare in un gioco manifesto superando la barriera della bugia per una vera comunicazione. Il pensiero critico, per rispondere a Maria Serena, credo che possa nascere da lì, da un gioco consapevole sulla dissimulazione che getti un ponte sulla sensazione di “ignoranza” e di “impotenza” nei confronti del sapere.

  8. Mariaserena says:

    Racconto prima un ricordo: ero giovanissima borsista (bei tempi) e vidi l’usciere dell’Istituto (non c’erano ancora i dipartimenti) dirigersi verso la fotocopiatrice con un fascicolo composti da un collage di di fogli dattiloscritti con incollati molti ritagli di fotocopie. Si può dire che ogni singolo foglio fosse un puzzle. Mi rivolgo, incuriosita, all’usciere:
    “Salve Mario, cosa sono?”
    “So’ del professor XY. Le dispense per le lezioni” rispose Mario frettoloso.

    Tutti sanno che le dispense erano poi trasformate in edizioni che si dovevano acquistare perchè costituivano parte fondamentale dell’esame: il famoso corso monografico.
    Il professor XY, uno dei più brillanti, colti e migliori docenti che abbia mai conosciuto e rimpiango con affetto era un precursore del copia-incolla. Era un grande insegnante.
    A che scopo scrivere parafrasando Momigliano o Contini quando si potevano incollare le loro parole aggiungendole e raccordandole con altri testi? A che scopo copiare parola per parola gli Autori? La ricchezza del sapere trasmesso non era forse quella dell’autenticità della citazione e dell’altrettanto autentica interpretazione critica?
    Chiudo il breve ricordo: ovviamente mutando ciò che c’è da mutare.

    Il copia-incolla passivo, senza un intervento critico, senza un ragionamento è pratica che si qualifica da sola. Imparare a copia-incollare è interessante, è una sorta di vaccinazione, è un gioco che, fatto con il docente, diventa apprendimento: il “gioco manifesto che supera la barriera della bugia” di cui parla Francesco Consoli (grazie Francesco per essere intervenuto), e può essere, pratica letteraria o scientifica interessante.
    Penso che il veicolo dell’ironia e il non affrontarlo “in termini etici o di contrasto” sia davvero una chiave giusta per, provo a dire, amministrare una buona didattica.

  9. copiare …si copia perchè si è incapaci di scrivere …non si ha conoscenza …e allora si copia ..credo che non si dovrebbe mai dare un tema così …ma bisognerebbe discuterlo prima ..far fare una ricerca sull’argomento e poi dare il tema ….ho sempre trovato spiacevole copiare …anche da studentessa ..preferivo presentare in bianco….personalmente in quinta primaria do temi, ma solo dopo aver discusso a lungo sull’argomento…ho sempre creduto fosse il metodo migliore …poichè solo dopo che si conosce si può fare una riflessione e di conseguenza esprimere pareri ..e allora si avrà qualcosa da dire …anche misera ..ma sarà detta dallla propria testa …

  10. Mariaserena says:

    Mi piace molto che dal “tema copiato” si passi al tema copiare in generale e poi si possa tornare, con Elisa, al “dare un tema”.
    In sintesi sono portata a credere che finché ci saranno temi da svolgere ci saranno anche “temari” da cui i ragazzi copieranno (adesso online).
    Ma ragionando in termini più generali possiamo riconoscere che “dare un tema”, come dice anche il senso della frase, è un po’ un’imposizione, come quella praticata per qualunque altro compito.
    D’altronde l’insegnante deve far lezione e verifiche e proporre un apprendimento senza nessuna guida ci porterebbe in una dimensione, allo stato attuale, difficilmente praticabile. Ciò non esclude che non possa essere oggetto di studio, e si potrebbe ragionare se l’insegnante sia colui che trasmette contenuti e metodi oppure altro: io preferirei altro :) ma non è questione da poco.
    La questione “italiano scritto” è, tutto sommato, una di quelle su cui la scuola si interroga poco o solo per lamentare, a tutti i livelli, che non solo i nostri ragazzi non sanno scrivere, ma spesso non sanno nemmeno parlare correttamente. Allora mi chiedo, allargando un po’ il discorso: è il tema la pratica necessaria per imparare a scrivere? Recentemente Lorenza Boninu ha scritto un interessante post su questo argomento: Una volta, a scuola, c’era il tema (e forse c’è ancora) http://www.contaminazioni.info/?p=89.

    Invece sulla questione legata al copiare da Internet tornerei sulla linea espressa da Francesco Consoli

  11. c’è qualcosa che mi è sfuggito di dire …io sono per la libera scrittura..infatti fino alla classe quinta ..non do temi …..e in quinta …,,lo chiamo…… parlo di ..o racconto di ……prima a parole e poi con la scrittura ….non do temi imposti….anche se insegno italiano…..impronto la mia didattica su cose concrete ..argomenti concreti ..sui quali ci lavoro a 360 ° gradi : esperienze dirette ….viste.. ascoltate ..poesie.. letture …adeguandolo all’età si intende …amicizia ..giochi ….un gioco ….animali …ecc …ecc ….ecc ..ecc fino ad arrivare in quinta a temi più impegnativi…poi si arriva alla conclusione : che cosa so dire di questo argomento?..ecco questi sono i mei temi in quinta classe ..che chiamo anche tema ….. perchè noi della primaria abbiamo quasi il terrore che i nostri bimbi arrivino alle medie ..e toh…gli piazzano il cosiddetto tema e non sanno che pesci pigliare …comunque io punto molto sul diario ….raccontarsi …raccontare di sè e di ciò che vedono e osservano ….e vivono….odio gli schemi predisposti nella scrittura ..mi piace andare per gradi …facendo osservare ai bambini …che si può allargare e aggiungere ..non so ..forse sbaglio ..ma mi piace la naturalezza … mi piace che alla fine esprimano i loro giudizio personale ..su qualsiasi esperienza ..certo poi parallelamente c’è l’insegnamento del raccontare e descrivere con ordine i fatti …..

    • Antprof says:

      Parentesi, che forse non c’entra con il tema del copia incolla ma c’entra col tema:
      Io insegno nelle ‘medie’, non assegno temi se non in vista della preparazione agli esami di terza. Mi domando sempre che senso abbia discutere sulla questione tema se poi alla fine la prova DEVE essere un tema. A proposito di qualità delle elaborazioni scritte noto che se si è lavorato bene sulla comprensione delle consegne, e se la consegna è chiara ed esplicita dettagliatamente, come un bel problema di matematica, dove vuole andare a parare, lo svolgimento risulta personale, adeguato, … … Invece ogni anno le consegne di esame sono a maglie lente, lasciano una assoluta libertà ( così tutti possono scrivere qualcosa) e questo rende vuoto quel ‘parlare’. Per ragazzi cosi giovani, riuscire a ‘copiare’ (in questo caso la strada tracciata dalla consegna) può essere utile per concentrarsi su ciò che si ha da dire. Non so se sono stata chiara, mi riprometto di ritornarci su.
      P.s. L’ironia è sempre un’arma vincente.

  12. Mariaserena says:

    Le domande che ti poni, Antoprof, sono sacrosante. Direi che questo è il centro del problema che riguarda le prove di italiano scritte. Anche io ritornerò qui. :)

  13. silvia battistella says:

    Alla Primaria dove lavoro il problema -più che la copia- è la fotocopia! Le esercitazioni legate alla scrittura rimangono molto orientate alla trasmissione di un modello: pensierini, didascalie… la risposta si fa così, il testo si svolge cosà, il riassunto segue fasi precise, la tipologia testuale addirittura si irrigidisce entro schemi comunicativi francamente lontani dall’esperienza dei bambini… troppo in anticipo su una riflessione che è feconda soltanto se segue l’esperienza, non l’anticipa… se no creiamo voragini che poi ci si porta dietro fin da adulti…Quante colleghe a cui ho inviato il link di questo sito hanno risposto: “Interessante, bello! Io? No, io no, non so scrivere, non mi piace proprio…”
    Mi piace molto leggere lo scambio sui copia/incolla degli studenti, penso anch’io che il furto sia linfa vitale di qualunque forma espressiva ma penso che -in questo caso- la questione si ponga in un altro dominio: non è un appropriarsi per arricchire ma semplicemente per corrispondere al modello -stereotipato- che la scuola richiede. Il vero problema mi pare sia l’approccio -fin dall’inizio- al senso della scrittura: perchè si scrive? E cosa? E quando? E sempre tutti insieme? E solo di martedì? Se alla primaria si facesse più esperienza di una produzione personale, aperta, sperimentale…se si proponessero occasioni di scrittura significativa… se si rimandasse la penna rossa e la correzione dell’errore… Ancora troppo poche maestre differenziano in modo chiaro le esercitazioni sulla correttezza (gioco, training) dal contesto espressivo in cui si scrive liberamente, cercando le proprie strutture, confrontandole anche con quelle di altri ma sempre nel rispetto di un gesto che comunque -come per noi adulti- è uno scrivere di sé. E’ il vuoto di questa ricerca personale, profonda che sviluppa la strategia, il sacrosanto piratare nel web, ed è giusto così.
    Copia chi pensa di non avere niente di dire, o di non saperlo dire, o di saper una lingua diversa da quella richiesta. Ed è una ferita brutta, potente; una ferita ancora attuale, urgente, che segna da subito gli inclusi e gli esclusi, per dirla alla don Milani.
    Copia chi è abituato a strutture formali rigide, a fotocopie incollate sul quaderno, a margini e grandezze e impugnature e colori standard, uguali per tutti, anonimi. Come esorta Zavalloni, facciamoli disegnare, facciamoli fare schizzi, scrivere appunti, inventare simboli, scrivere e cancellare. Insegnamogli il piacere e la necessità, l’errore e la sospensione del giudizio. Se non facciamo questo, come potranno imparare altro?

  14. Antprof says:

    Cara Silvia, mi piacerebbe molto lavorare con te in continuità…
    Spesso, troppo spesso devo cercare di “rompere” gli stereotipi di comunicazione che i bambini si portano dietro e la spiacevole sensazione che quando proponi qualcosa di altro loro la percepiscano come non “seria” , non compito.
    Anche quello che dici sull’errore mi appartiene. Non perdiamoci di vista, parliamone ancora. Stamattina ho da fare e vado veloce, l’anno si sta chiudendo e ho un sacco di impegni, scriverò con più calma.

    • silvia battistella says:

      …sto ascoltando Paolo Rumiz nella trasmissione di Fazio raccontare: “la mia maestra mi diceva che scrivevo con le scarpe…ma io ricordo a una a una le strade percorse dalle mie scarpe… tu batti il piede con la terra e subito senti il battito, il narrare rotondo che viene da chi ha molto camminato… Viva le scarpe, perchè mi hanno dettato la scrittura”
      Viva le nostre scarpe, gente, che ci fanno camminare ancora e ancora nella ricerca testarda di direzioni, e parole.

  15. Silvia e Antprof apprezzo molto le vostre riflessioni; leggo l’impegno di insegnanti che non solo non si circoscrivono e limitano al “qui e ora”, a “faccio il mio programma”, ma hanno, pur lavorando con bambini e ragazzini, una visione completa del lungo cammino di formazione che un alunno compie nella scuola.
    Silvia scrive: “. Il vero problema mi pare sia l’approccio -fin dall’inizio- al senso della scrittura: perchè si scrive? E cosa? E quando? E sempre tutti insieme?”
    Antprof scrive “Se non facciamo questo, come potranno imparare altro?”
    Difficile aggiungere qualcosa, ma credo giusto dire che queste consapevolezze ci restituiscono fiducia.

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