Regole, IRPEF e democrazia

Insegno matematica e gli spazi per parlare di regole comuni e di democrazia sono pochi, ma dalla mia ho due facilitatori: loro hanno fiducia in me, io ho fiducia in loro.

Quale potrebbe essere un futuro senza regole e quale futuro potrebbero avere in un mondo senza regole? Con me le devono rispettare e, anche se alle volte non le condivido, spiego loro perché e poi le applico. Alle volte, tra i miei colleghi, ci sono quelli che mi dicono che sono troppo rigida e zelante, ma è una affermazione assurda: non si possono fare le regole e poi non applicarle. Io discuto all’infinito affinché i Collegi Docenti non varino regolamenti inapplicabili, ma se poi diventano norma della scuola non si possono applicare all’incirca, per questa volta passi, senza metterci sotto un ragionamento. L’Italia che ci troviamo è anche frutto di questo atteggiamento da deregulation che pervade la vita comune, dai divieti di sosta mai sanzionati e diventati parcheggi perché lo fanno tutti, a quelli che pagano le colf in nero perché è ovvio no? a quelli che evadono le tasse perché si sentono più furbi.

Tra i parametri che dovremmo utilizzare per valutare i nostri alunni ci sono: “Sa adeguarsi alle regole, è solidale con i compagni”…ma chi glielo insegna?

Lavorando sulle percentuali è rispuntata la teoria del “non è giusto che chi guadagna di più paghi più tasse” “ se uno è bravo deve essere premiato”.

E’ vero! In una nazione in cui il merito conta pochissimo e la vincono i furbetti bisogna parlare con loro anche di questo. Hanno 12 anni, sono in seconda media, sono piccoli, ma saranno il nostro futuro e simili domande non possono restare senza risposta.

Hanno appena seguito una lezione sui doveri del cittadino tra i quali rientra appunto il pagare le tasse, regola che questa repubblica si è data per far pagare a tutti, in maniera equa, i servizi dello stato, e da qui siamo partiti.

Abbiamo discusso sul fatto che chi evade o lavora in nero non è più furbo, è solo un ladro che si fa curare in strutture pubbliche pagate con i soldi di chi non evade, studia in scuole pubbliche e in pubbliche università pagate con i soldi dei contribuenti. Fanno una gran confusione tra stato e governo e anche questo bisogna spiegarlo, se no non si va avanti.

E’ un discorso difficile da affrontare alla loro età, ma alla loro età, se non indottrinati, hanno un potente senso di giustizia e di solidarietà.

Alla fine hanno convenuto con me che quanto sostenevo fosse teoricamente giusto, ma ancora non capivano perché uno che guadagna di più deve pagare il 40% e uno che guadagna di meno solo il 20% ( ovviamente queste sono delle aliquote semplificate).

Ho iniziato a spiegare che ci sono delle aliquote fiscali crescenti… ma ancora non capivano e allora ho cominciato il discorso dei mucchietti.

Ho dovuto passare dalla teoria alla pratica: se non faccio non capisco!

Ho disegnato sulla lavagna dei contenitori scrivendo sopra ad ognuno il massimo ed il minimo di quella fascia, cioè il mucchietto di soldi che andava messo lì dentro e poi avanti per le altre aliquote fino alla maggiore. Ho scritto sotto la percentuale di tassazione e, dopo aver inventato un reddito annuo basso al quale ho spiegato andavano tolte le detrazioni previdenziali ed assistenziali, ho invitato un ragazzo a sistemare virtualmente i soldi in ogni mucchietto e a scrivere, mucchietto per mucchietto, la quantità di denaro che ci finiva dentro.

Ho fatto fare la stessa operazione per un reddito alto ed uno medio.

Poi hanno iniziato a calcolare e confrontare i soldi che andavano tolti, seguendo le aliquote fiscali, mucchietto per mucchietto!

-Ma prof! pagano uguale!!!….solo per i soldi in più pagano diverso, insomma il ricco mette di più ma è logico… però prima paga uguale, io avevo capito che pagasse di più su tutto!

Ecco quando la matematica aiuta le regole della democrazia.

La prossima verifica consisterà in problemi di geometria con le similitudini ed il calcolo dell’IRPEF di uno stipendio reale.

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4 Responses to Regole, IRPEF e democrazia

  1. Carla Rossi says:

    Bellissimo! Ho fatto con lavoro simile. Ecco “l’articolo” di resoconto sul progetto che un gruppo di ragazzi della mia classe ha fatto:
    È GIUSTO PAGARE LE TASSE?

    della II D

    Crediamo che le tasse dovrebbero essere pagate con un sorriso… qualcuno ci ho provato, ma all’Erario volevano i soldi! Però ci sono persone che non la pensano così. Allora la classe I H si è posta la domanda: “È giusto pagare le tasse?” E, in quest’epoca di crisi in cui lo stato non ha soldi e vengono fatti tanti tagli anche nella scuola, abbiamo svolto sul tema un progetto di educazione civica.

    Abbiamo iniziato col leggere l’articolo 53 della Costituzione, che dice: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Poi abbiamo seguito i giornali e i telegiornali per capire come lo stato cerchi di far pagare le tasse a tutti. Abbiamo letto le notizie sui blitz della Guardia di Finanza nei luoghi più ricchi d’Italia, come Cortina, Portofino e Milano: ci sono persone con enormi SUV e lunghissime barche che al fisco denunciano di guadagnare 15.000 euro l’anno! Impossibile fare acquisti così lussuosi con così pochi soldi. Nei controlli a Milano è risultato che molti locali pubblici come bar e ristoranti non emettono scontrini fiscali: questo significa che i proprietari non pagano le tasse!

    Purtroppo sono tanti quelli che non pagano le tasse: questi si chiamano evasori fiscali. Alcuni evasori, forse, pensano di non usufruire dei servizi statali: i figli vanno alla scuola privata, vanno dal medico privato… già, ma se nessuno pagasse le tasse, non si potrebbe nemmeno camminare sul marciapiede, dato che è stato costruito con i soldi dello stato!

    La classe ha anche letto alcune lettere sul problema pubblicate sul Corriere della Sera: una persona diceva che non è giusto che chi ha di più debba dare di più; perché se ha di più è perché è più bravo. In un’altra lettera, un altro lettore ha replicato che se si ha di più è anche perchè si è stati più fortunati. In una terza lettera un altro lettore ha ribadito che, anche se non piace, c’è l’articolo 53 della Costituzione che dice che chi ha di più deve dare di più.

    In seguito sull’argomento delle tasse noi ragazzi abbiamo fatto delle interviste a parenti e conoscenti. E‘ emerso che ognuno ha la propria idea: abbiamo trovato tutte le posizioni viste sopra.

    Alla fine la classe I H ha concluso che pagare le tasse è giusto: non pagarle è come rubare soldi allo stato e agli altri cittadini: sarebbe meglio che tutti dichiarassero con onestà ciò che guadagnano e che pagassero le tasse. Oltretutto se tutti le pagassero, ognuno ne pagherebbe di meno.

    E adesso che cosa ne pensi tu, secondo te è giusto pagare le tasse?

    • Maria Teresa Mecchia says:

      Siamo d’accordo :)
      Il brano di sopra l’ho scritto io e sono contenta che altri tentino queste strade a scuola. Alle elementari ed ancora alle medie molti ragazzi sono, di loro natura solidali, collaborativi, ecologisti estremi, animalisti…poi la società che li circonda, a volte anche la scuola, ma sopratutto l’omologazione agli standard proposti dai media, li fanno diventare, spesso, dei manichini cui si appendono abiti firmati e i cui interessi si riducano alla discoteca e alla partita. Ma se prima, quando ancora è possibile consolidale nel loro universo di conoscenze, alcuni concetti che già hanno ( ad esempio l’equità) allora li aiuteremo a crescere e a saper controbattere al primo cretino che gli dirà che chi paga le tasse è stupido e che non è giusto che i meritevoli ( confondendo merito con capitale) paghino di più!

      • Antprof says:

        Comprendere le regole della democrazia anche usando la matematica, questa è l’essenza, la mission della scuola pubblica.

  2. Pensando ai due termini “matematica” e “regole” siamo tutti portati a unirli nell’espressione “le regole della matematica” , ma qui la prospettiva è cambiata: “le regole della matematica per le regole della democrazia”!
    Può accadere perché c’è in te che scrivi la FIDUCIA nello studente. La tua rilettura della mappa della matematica (che, collegandosi alle scienze sociali e all’economia si apre a parole come redditi, tasse, evasione, aliquote fiscali) è motivata dalla fiducia nel ragazzo-cittadino che vuole esserci e partecipare e che ha tutte le potenzialità buone per farlo.

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