La scuola in carcere

Primo giorno di scuola.
Entro in quella che, per un po’, sarà la mia classe e non è la solita storia di sempre, perché questo è un carcere.
No, non nel senso che intendono gli studenti, né perché si tratta di una scuola severa: questo è un carcere vero e proprio, con le sbarre e i detenuti. E poiché il diritto all’istruzione è per tutti, eccomi qui.
Guardo i miei alunni, saranno una decina, ci sono uomini di 60 o anche 70 anni, ci sono quarantenni un po’ malconci, alcuni sulla trentina e i giovanissimi di 18/19 anni hanno volti ruvidi e voci roche, movimenti lenti, sguardo fisso e, soprattutto quelli più avanti con gli anni, mancano un po’ di elasticità nel ragionamento e faticano a ricordare le cose. Anche loro mi guardano, anzi, mi scrutano, mi soppesano: in un attimo sanno cogliere chi sei e quali saranno i confini del nostro rapporto e, proprio come chi sa annusare l’aria e presagire il temporale, sono infallibili nell’avvertire se chi hanno di fronte è nervoso, tranquillo, se ha paura, pregiudizi, se è indifferente o autorevole. Poi, finalmente, si rilassano, si raccontano e si mostrano, comunque, ben disposti alla lezione. Già, perché chiunque viene dall’esterno appositamente per loro è sacro e, come tale, intoccabile.
La classe, come già accennato, è eterogenea, tutti diversi per età, nazionalità, esperienze, grado di istruzione, desiderosi di sentire una voce nuova, conoscere cose diverse, tornare con la mente all’ultima volta che sono stati a scuola, desiderosi di riprendere un percorso interrotto, o abbracciare una possibilità che la vita gli ha sempre negato.
Uno degli alunni, a prima vista si mostra ruvido, ci tiene a far presente che è lì solo perché è un’alternativa alla permanenza in cella, impettito, sguardo fiero e l’aria di chi sa come vanno le cose. E poi… diventa il più assiduo e puntuale.
Ci sono i più giovani, con la mente più allenata; tanti sono stranieri e quindi devi parlare lentamente, scegliere le parole più semplici e ripetere senza stancarti.
Io insegno matematica e intuisco che il modo più sicuro di catturare l’attenzione è quello di intercettare la loro quotidianità, cercando sempre un riferimento a forme e cose reali, che vedono, toccano e così il numero, concetto astratto, lascia il posto ai conti fatti con gli euro. E poi ancora, per gli appassionati del gioco, per chi ha sperato di vincere alla lotteria preparo la spiegazione matematica dei meccanismi che regolano le vincite al totocalcio o al superenalotto. E, per incentivare il ragionamento e sostenere la motivazione, metto sul piatto una serie di enigmi matematico-logici, che immediatamente fanno leva sul senso di sfida e nessuno si tira indietro.
Giorno dopo giorno, si crea un’intesa e li vedo appassionarsi, fino a che il mio incarico volge al termine e arriva il momento dei saluti. A questo punto, c’è chi ha bisogno di chiedermi le mie impressioni, vuole sapere come ho vissuto, cosa ho pensato e mi rivela che gli dispiace se vado via, che si è trovato bene, che per un attimo si è appassionato ad altro, spostando l’attenzione da una quotidianità non sempre facile. Dice che alle mie lezioni proprio non ci voleva venire ed io, infatti, me lo ricordo come mi guardava torvo la prima volta, entrando in aula come costretto, deciso a non mostrare alcun interesse ed uscendone, invece, incuriosito e incredulo. E adesso che devo dirgli che vado via e cerco di trattenere le lacrime, lui mi precede e si commuove prima di me!
Ho vissuto un’esperienza unica, sicuramente utile dal punto di vista della capacità relazionale, ma anche sul piano didattico, perché questo tipo di utenza ti insegna a scegliere le parole, esprimere chiaramente i concetti essenziali e veicolarli nel modo giusto, ti costringe a prendere un ritmo che non è il tuo e tutto questo può dare certamente una misura delle tue effettive capacità di essere un buon insegnante, uno che, oltre a sapere, sa trasmettere quello che sa. Insomma, sarebbe davvero un peccato se finisse qui, la porta si chiude alle mie spalle, ma io non riesco ad andarmene.
E ancora oggi, il tempo di dedicarmi a questa attività come volontaria lo trovo sempre.

Adulti, Anzianità fra 3 e 5 anni, Centro città con meno di 500.000 abitanti, Lombardia, Matematico-scientifico, Pluriclasse, Scuola Secondaria di Primo Grado, , Permalink

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