Leggevamo il giornale per capire il mondo

Gentile professoressa,
sono veramente emozionato e contentissimo della sua risposta. Le confesso che ho trascorso questi ultimi giorni di attesa in uno strano stato di agitazione. Sentire di nuovo la voce della propria professoressa di lettere dopo quarant’anni fa un po’ sensazione. Dico “sentire” perché io ricordo ancora la sua voce, così come conservo ancora il ricordo del suo volto.
La rivedo ancora, con la solita fascia nei capelli, in piedi davanti alla cattedra. Erano i tempi della contestazione. I giornali riportavano ogni giorno notizie di manifestazioni e scioperi, dando rilievo particolare agli scontri spesso cruenti che vedevano contrapposti i cosiddetti “gruppi extra-parlamentari” di destra e di sinistra. Lei arrivava in classe con l’ansia di informare e, al tempo stesso, di conoscere le nostre reazioni. “Avete saputo cosa è successo?”, “che ne pensate?”, erano le domande con cui spesso iniziava la lezione. Era un modo quasi obbligato di iniziare, perché lei era irrimediabilmente coinvolta in quella vicende, a causa della sua passione politica. Tuttavia l’intelligenza e la razionalità prendevano man mano il sopravvento: dopo i primi dieci, quindici minuti di approfondimento sui fatti del giorno, la lezione prendeva a poco a poco forma, in modo lucido e inesorabile. Era lei che, prendendo spunto da un fatto del giorno, creava collegamenti con la storia, con la letteratura, con la società.
Come certo anche lei ricorda, erano i tempi della contestazione e anch’io partecipai alle proteste giovanili con entusiasmo anche se non con la stessa lucidità e determinazione di tanti compagni. Quell’anno, il 1972, fu lei ad accompagnarci alla maturità, e alla discussione dello scritto di italiano il presidente di commissione mi disse che avevo svolto il tema in chiave “marxista”. Per uno come me che non aveva mai letto Marx (a differenza di altri compagni) ma che “si sentiva marxista”, fu un complimento grandissimo.
Con lei, in italiano andavo bene, non prendevo mai meno della sufficienza e qualche volta lei leggeva i miei temi in classe. Riuscivo a scrivere bene grazie a una buona tecnica di base, a qualche buona lettura e anche grazie alla forza degli ideali che lei ci inculcava.
A lei devo gran parte della mia formazione culturale. E’ stata lei a farmi conoscere e condividere i valori della Resistenza e dell’Antifascismo e contribuire alla formazione della mia coscienza politica. E’ stata lei ad avvicinarmi alla lettura, prima con Ignazio Silone (Fontamara), poi con Gramsci (Lettere dal carcere), poi con Pasolini (Una vita violenta) e poi con Pavese. Quest’ultimo, per la verità, lo scelsi io e lessi quasi tutto, perché mi piaceva come scriveva anche se non capivo tutto quel che diceva.
Anche allora, come adesso, noi giovani leggevamo poco e fu lei ad invogliarmi a leggere i quotidiani. Ricordo che, dinanzi al mio rifiuto di testate come il benpensante “Il mattino”, lei mi suggerì un quotidiano che da noi era poco diffuso, “Il Giorno”.
Raccontarle quarant’anni tutti in una volta non è facile, comincerò a farlo la prossima volta, sperando di non annoiarla. Chiuderei, invece, questa lettera, raccontandole un episodio che spero possa contribuire a darle ritornare meglio il ricordo di me. Una volta venni a casa sua a farle visita, in compagnia della mia fidanzatina (l’attuale moglie) e lei mi regalò il libro “Il lungo viaggio attraverso il fascismo” di Ruggero Zangrandi”, che ancora conservo gelosamente in libreria.

Affettuosamente

GV

Anzianità sopra i 20 anni, Campania, Centro città con meno di 500.000 abitanti, Classe mista, Letterario-umanistico, Liceo, , , Permalink

One Response to Leggevamo il giornale per capire il mondo

  1. Wanda says:

    L’insegnamento efficace sta proprio nei cuori e nella memoria degli allievi.

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